Risarcimento danno da chirurgia plastica

chirurgia_plasica_immagineRisarcimento danno da chirurgia plastica – L’errore chirurgico dà luogo a una specifica fattispecie di responsabilità del medico nell’esercizio della sua professione. Caso peculiare di malasanità, si configura responsabilità medica per errore chirurgico quando l’operazione, non condotta ad arte, generi una lesione del benessere psicofisico del paziente.
Perché si possa parlare di responsabilità occorrerà, quindi, che sia presente un danno -che può manifestarsi come lesione personale o morte del paziente- una condotta colpevole del medico e un nesso di causalità tra questi due elementi che integrano la fattispecie. Per condotta colpevole si intende ogni comportamento del chirurgo che violi il suo obbligo di diligenza qualificata, cioè ogni condotta improntata a negligenza, imprudenza e imperizia che si allontani dagli standard richiesti per l’esercizio a regola d’arte della professione medica.
L’onere di provare la presenza del danno, la condotta colpevole e il nesso causale spetterà al paziente, che allo scopo dovrà servirsi della consulenza di un esperto, richiedendo il parere di un altro professionista e di un medico legale.

Risarcimento danno da chirurgia plastica

La casistica in tema di errore chirurgico rappresenta un sottoinsieme particolarmente ricco e variegato dei casi di malasanità in Italia. Nel nostro paese queste fattispecie superano i 300.000 l’anno, e più del 10% si concentrano nel solo settore della chirurgia generale, alla quale si aggiungono settori più specifici, come quello della chirurgia estetica.
Molte sono le conseguenze negative degli interventi chirurgici sbagliati, la più grave delle quali è ovviamente la morte del paziente durante il corso dell’operazione o durante la fase di degenza post-operatoria. Ma molte sono, purtroppo, le evenienze di invalidità procurate mediante la lesione accidentale di nervi o vasi durante la fase operatoria, la rottura di protesi o denti durante l’intubazione del paziente, i casi di suture mal eseguite o eliminate prima del dovuto. Molti anche i casi di pinze, garze e tamponi tragicamente dimenticati dentro la ferita.
Una scarsa assistenza durante la fase post operatoria sarà da ricondurre alla stessa categoria dell’errore chirurgico. L’inadeguatezza o la mancanza di una attenta terapia anticoagulante, per esempio, potrà provocare gravi tromboembolie.
Altrettanto notevole sarà la varietà della casistica nel caso della chirurgia estetica, ambito nel quale a tutti i pericoli tipici dell’intervento chirurgico si aggiungeranno gli specifici rischi di un effetto finale indesiderato -se non deturpante- per l’aspetto del paziente.

La giurisprudenza più recente tende a considerare la responsabilità del medico per errore chirurgico come responsabilità contrattuale. Questo comporta margini più ampi per l’esercizio dell’azione legale rispetto alla responsabilità extra contrattuale (10 anni dal verificarsi del danno anziché 5). In quest’ottica all’attore spetterà l’onere di provare l’esistenza del rapporto contrattuale, il danno e il nesso di causalità con la condotta del chirurgo. Tuttavia, spetterà a quest’ultimo l’onore di dimostrare di aver condotto l’operazione a regola d’arte.
Per poter intraprendere un’azione legale di responsabilità da errore chirurgico sarà bene raccogliere tutta la documentazione sanitaria necessaria, conservando referti, cartelle cliniche e ogni genere di prescrizione ottenuta, che dovranno essere presi in esame dal consulente legale e dall’esperto di parte.